venerdì 15 luglio 2011

Coworking: tracciare i confini

Nel mio post precedente ho evidenziato il fatto di tracciare i confini della propria offerta di servizio o prodotto. Avere la consapevolezza di cosa si propone è fondamentale per tutto ciò che segue. In settimana ho avuto modo di discutere di Coworking, ne sto approfondendo alcuni aspetti ma credo che la definizione data da Wikipedia ponga l'accento sulle caratteristiche di condivisione e socialità di questo nuovo modo di lavorare.
Ecco, a freddo, cosa mi piace:

  • Project Leader: si tratta di un soggetto che si occupa di coordinare, fa parte della rete, si chiama leader, ma il suo compito è quello di tenere uniti i fili della tela che compongono il gruppo di lavoro in giro per il mondo. Ha buone doti relazionali che gli consentono di avere la fiducia della rete e sapere quali professionalità utilizzare per i singoli obiettivi.
  • Relazione trasparente: in un gruppo di coworking è difficile 'banfare', cioè dire di avere determinate competenze se poi non è davvero così (...in questo caso si riprende il concetto di "tracciamento dei confini"). La suddivisione delle attività è fatta in modo tale che esista fin dall'inizio un chi fa cosa in senso stretto del termine: SEO, Web Designer, Copywriter, Content Manager...
  • Condivisione della conoscenza: lavorare in coworking è 'imparare' riflettendo sulla complementarietà di altri elementi del gruppo. Le idee migliori vengono quando l'unione di alcune teste è qualcosa di più della somma delle parti!
  • Sussidiarietà: una volta tracciato il confine delle proprie competenze ci si propone al gruppo. Si crea una forma di sussidiarietà, cioè si occupa del problema chi ne è più a conoscenza. E come si fa a valutare questa cosa? Lo chiederemo al Project Leader...
In conclusione, facendo due parole on line con Paolo Pugni, ho conosciuto una ulteriore figura professionale: il Networker. Che io ribattezzo l'uomo del passaparola, colui che dice:"Io non so fare questa cosa che mi chiedi, ma conosco uno che la fa alla grande...". O meglio, conosco un gruppo che la sa fare alla grande...
Conquistare la fiducia del potenziale cliente è l'obiettivo del Networker, per poi proporgli la squadra giusta.

In questo modo di lavorare vedo tanti vantaggi. Voi cosa ne pensate? 

Prossimo post Mercoledì 20/07/2011

4 commenti:

  1. Ciao Massimo, concordo pienamente!
    Da quasi due anni gestisco una community di coworkers a Udine (www.coworkingudine.it;http://coworkingudine.wordpress.com) e mi è piaciuta molta la tua frase: "lavorare in coworking è 'imparare' riflettendo sulla complementarietà di altri elementi del gruppo"
    è proprio quello che cerchiamo di trasmettere!
    Grazie
    Annamaria

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  2. Grazie a te Annamaria per il tuo commento, mi sono abbonato agli RSS del vostro progetto. Sicuramente è una bella sfida, contando le opportunità offerte dal mercato del lavoro odierno, onore a voi che la portate avanti. Un grosso in bocca al lupo e speriamo di risentirci presto. Sono contento che qualcosa che ho scritto ti sia piaciuto!

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  3. anche io concordo su quanto hai scritto e mi piace molto la "filosofia" che ne sta alla base.
    Chissà se anche a Torino si riuscisse a fare qualcosa del genere?!?
    ciao

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  4. Tutte le volte che mi pongo questa domanda rispondo sempre:"Perchè no?". Io bazzico Torino, sentiamoci! ;)

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Grazie per aver lasciato il tuo segno! Sarà pubblicato al più presto... :)

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