martedì 10 gennaio 2012

Meglio "il tempo giusto" che "giusto in tempo"


Nei prossimi due post mi piacerebbe parlare del tempo.
Nel primo condivido una breve riflessione generica, nel secondo vorrei essere più "tecnico" e raccontarvi come quotidianamente provo ad organizzarmi al giornata lavorativa. 

Il tempo è una risorsa non recuperabile, non riciclabile e altamente deperibile. Dire:"il tempo è denaro" credo sia banalizzare il concetto e svilirne il suo valore. Io penso che sia una risorsa ancora più preziosa: non avere più tempo è peggio che non avere più denaro...pensiamoci un attimo. La situazione più estrema del non avere più tempo qual'è? :-)
Tutti ne vorremmo di più per noi stessi, per le nostre attività professionali, per le nostre passioni e sembra che non basti mai. Perciò penso che dobbiamo essere delicati quando disponiamo del tempo degli altri. Quando un nostro interlocutore ci concede del tempo, anche inconsciamente, ci sta facendo gestire un patrimonio.
In una relazione professionale è importante far percepire che sappiamo far fruttare il tempo che ci viene concesso. Già dai primi approcci.

Ecco alcuni punti che vorrei condividere:

Puntualità
Caratteristica sempre apprezzata e percepita efficacemente dal nostro interlocutore. E' importante essere puntuali agli appuntamenti, nelle consegne e, paradossalmente, nell'avvisare di ritardi o dilazioni.

Preparazione
Non si tratta solo di prepararsi personalmente all'incontro, ma anche di realizzare qualcosa per la persona che ci "consegna" il suo tempo: comporre delle slide Power Point con il logo del cliente, mandare delle mail con notizie personalizzate, informarsi sulla persona (o impresa) che incontrerò. L'interlocutore ci regala (io preferisco il termine "investe") tempo e noi lo ricambiamo allo stesso modo.

Precisione
non fare perdere tempo a chi ci incontra professionalmente. La preparazione del punto prima ci consente di sapere con chi sto parlando e cosa vuole da me e di conseguenza "asciugare" la nostra chiacchierata di tutto il superfluo.

Proposta
sapere quando è il momento giusto per proporre le nostre soluzioni, senza dare l'idea di essere presuntuosi, precipitosi oppure "tardoni".

In ogni caso rispettare il tempo degli altri è una buona base per creare dei rapporti di valore. Qualunque tipo di relazione si voglia instaurare.

E voi? cosa ne pensate...non perdete tempo, scrivete qualche commento...;-)

6 commenti:

  1. Veramente un bel post.Condivido tutti i punti in esso contenuti. Noi non dobbiamo far perdere tempo ai nostri interlocutori, magari facendoci trovare impreparati, ed i nostri interlocutori non lo devono far perdere a noi.

    A volte, però s'incontrano persone che si sono fatte da sè che non hanno proprio il dono della sintesi e non sanno impostare un discorso senza aprirne mille altri al suo interno.
    In questo caso bisogna rassegnarsi a perdere il nostro tempo oppure a perdere il cliente (infatti, se gli fai notare che è prolisso ed inconcludente ti silura).

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  2. :-) Grazie Federico, in questi casi sta a noi essere delicati e bravi e al "momento giusto" (questione di tempo anche qui...) provare a tagliare il discorso, magari giocando d'anticipo e quando proprio non ci si riesce, esercitare la pazienza. In alternativa, hai ragione, si rischia di perdere il cliente!
    Una piccola nota, non generalizzerei su "quelli che si sono fatti da sè"...ne conosco parecchi anch'io che sono tutt'altro che prolissi, ma interessanti e con una buona "storia" alle spalle che vale la pena di ascoltare. :-)

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  3. Caro Massimo,
    inizierò col dire che sono una persona indisciplinata e il tempo mi scatena pensieri sovversivi, mi vien voglia di scardinare regole, avviare sfide di velocità che quasi sempre perdo, invertire la prassi, mettere prima la cosa che sta dopo e dopo la cosa che sta prima, parlare al passato prossimo anziché al passato remoto fingendo che gli effetti del tempo trascorso siano ancora qui. Mi piace tanto la parola ESTEMPORANEO, quella classe di doti creative che ti consentono di fare quello che vuoi quando vuoi senza essere criticata, fa tanto "genio e sregolatezza".
    Ma hai assolutamente ragione, e solo una come me che si permette di sfidare il tempo sa che nulla è più importante del saperlo gestire e tu hai fatto una guida morale dalla quale non si può proprio prescindere!
    Il breviario del tempo.

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    1. Mi colpisce "fingendo che gli effetti del tempo trascorso siano ancora qui". Io credo che gli effetti del tempo si debbano vedere, dobbiamo riconoscere quanto il tempo e le situazioni passate ci segnino e ci facciano crescere! Le rughe di espressione sono la cosa più bella e più comunicativa del nostro corpo...e raccontano agli altri quello che siamo, a volte senza nemmeno aprire bocca. Grazie per il tuo prezioso e stimolante commento.

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  4. Gli effetti del tempo si vedono, siamo oggi quello che siamo stati in passato. Forse la parola "fingendo" non è stata una scelta felice, perché in realtà pensavo a come certe azioni del passato siano definitivamente compiute e concluse e che invece nel parlato io tenda sempre ad attualizzarle, "fingendo" che siano appena accadute.
    Ma viva le moderate rughe di espressione!

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