lunedì 23 gennaio 2012

Patch Adams

Sabato sera c'era Patch Adams a Vercelli. Dov'è la novità? Che non era il film con Robin Williams ma il vero Hunter "Patch" Adams.

Prima di andare a sentirlo mi sono documentato sulla sua figura, avendo solo visto il film che è ispirato alle sue gesta, preferivo sapere fino in fondo chi fosse e cosa facesse. La curiosità era di tipo relazionale. In particolare ho sempre avuto una educazione alla delicatezza nell'avvicinarsi alla malattia, mi riusciva difficile pensare ad un clown che si avvicina a coloro a cui rimane poco da vivere, a chi a perso tutto, anche la speranza, in modo così leggero.
Dopo averlo ascoltato, ecco alcune considerazioni che mi porto dentro (e che ho anche twittato :-)):

"Le persone sono favolose, quando lasciano un po' andare la guardia...siate divertenti, amichevoli ed estroversi"
Di questo sono pienamente convinto anch'io, altrimenti non mi butterei così tanto nelle relazioni. Stimolare la spontaneità, Serendipity, Social mania(c), le carezze e altri post dimostrano pienamente che la centralità della relazione fa girare il lavoro e la vita. 

"Tuffarsi nell'oceano della gratitudine, senza trovare approdo. Questa è felicità"
"Intenzione, performance e conseguenza: la formula della felicità!
Gratitudine intesa come riconoscenza, cioè "riconoscere" la possibilità di agire per il bene comune, ovverosia entrare in una relazione virtuosa gli uni con gli altri. Vedi anche questo ottimo video segnalatomi da Andrea Vitali (www.ilsentiero.net)

In conclusione ha risposto alla mia domanda: 
"Non è la malattia al centro dell'attenzione ma il paziente". 
Si entra in relazione con la persona, ascoltando il suo linguaggio verbale e non verbale. Già con una risposta del genere mi rendo conto che la mia idea di clown era troppo superficiale, approfondendo ora so che il suo modo di divertire è "regalare un sorriso al prossimo". 
Tutto qui. 
Pensateci, o non avrete idea di quanto possa essere profonda una relazione costruita sul sorriso del cuore.

Ringrazio l'associazione Vivovivendo, che non conoscevo ma che sicuramente comincerò a frequentare.

2 commenti:

  1. Un bambino malato ha paura, si sente diverso, cresce in fretta e si trova a dover affrontare situazioni che nemmeno un adulto saprebbe affrontare con serenità. Penso che l'aiuto di una persona semplice e allegra, come questo Dottor-Clown, sia la cosa migliore che possa capitare ad un bambino malato.

    Questo discorso vale anche per gli adulti, troppe preoccupazioni ammalano ancora di più...

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  2. Sono una clown di corsia da tre anni ed è la scelta più giusta e più bella che io abbia fatto in trent'anni di vita!
    Donare il mio sorriso agli altri mi riempi il cuore di gioia. A volte non è facile, ma quel piccolo oggetto chiamato naso rosso fa fare cose che non avrei mai pensato di riuscire a fare!
    Io ho a che fare con tutte le età, non solo bambini ed è meraviglioso perchè come dico sempre, secondo me, si diventa adulti a 165 anni.
    Io non sono e non mi sento un medico, ma il sorriso lascia sempre un bel ricordo specialmente se fatto con il cuore!
    Anika

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