mercoledì 11 aprile 2012

Non solo incentive. Il Rugby, un teambuilding vincente


Il mio ospite Alfredo (con l'ovale in mano nella foto) in azione

In questo post ho il piacere di ospitare Alfredo Spalletta:
Manager d'azienda e formatore, attualmente Direttore Marketing presso "Rugby con il Cuore" e partner di Sport Without Borders. Ideatore del modulo Rugby Energy e Rugby Management, outdoor training attraverso il rugby utilizzato presso le più importanti aziende italiane. E' inoltre Old della Unione Unione Rugby Capitolina.                                        

E’ sempre più frequente nel mondo della formazione e delle imprese, utilizzare le parole “incentive” e “outdoor training” come concetti identici. Semanticamente parlando, come significanti che rappresentano lo stesso significato. 
Come formatore e uomo d’azienda sono fermamente convinto che tale similitudine concettuale sia errata, oltre che ingannevole, perché crea false aspettative in chi investe in formazione, attribuisce una responsabilità non pertinente ai programmi di incentive, penalizza, per non dire banalizza, i programmi di outdoor training.
La stessa parola incentivo viene usata ormai con molti significati diversi. Lo stesso termine viene adoperato per definire politiche retributive aziendali, alcune attività di sales promotion, alcuni aspetti delle relazioni interne alle aziende.
Per il marketing:“l’incentivo è una temporanea distorsione della legge della domanda e dell’offerta messa in atto dal management di un’azienda per conseguire un obiettivo tattico”.
Per la psicologia comportamentale:“l’incentivazione è quella attività di marketing connessa al miglioramento della produttività e della qualità delle risorse".
La sociologia della comunicazione ne parla come  di una tecnica di comunicazione volta a conquistare e mantenere il consenso e la partecipazione degli opinion leaders nei confronti di scelte o obiettivi aziendali.
Dal punto di vista dei partecipanti l’incentivo è un extra-premio che gli viene offerto a fronte di un extra-sforzo che gli viene richiesto.

L'incentivo, dunque è temporaneo e si basa sulla gratificazione dell’individuo

Quante volte ci si sente dire dai manager che commissionano progetti di formazione outdoor – “non vorrei che tutto questo si traducesse in una bella scampagnata e nulla più..” .
L’outdoor training alla cui base sta l’actione learning è molto di più perché, citando Lao Tzu “se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo”. Il campo e la vita in azienda mi hanno sempre più convinto che non ci sarà mai apprendimento senza azione , ne azione senza apprendimento.

Il Rugby come innovativa frontiera dell’outdoor training nasce da questi presupposti: il rugby come metafora ma non solo. Il rugby come azione. Il rugby come nuova energia, naturale sintesi di quell’equilibrio psico-fisico dell’essere umano che si fonda sull’armonico rapporto esistente tra la sfera fisica, la sfera emotiva, la sfera congitivo-razionale e quella relazionale. Persona e gruppo, Persona e squadra.  Energia al servizio della squadra e dell’azienda, come mezzo, mai come fine. 
Le primedonne e le “star” non popolano il  mondo ovale, e popolano sempre meno le aziende. 
I Nico che cantava Giorgio Gaber:“Poi c’è Nico che gioca a pallone, mette giù un sacco d'arie e pretese, cambia d’abito sei volte al mese, è riserva però in serie A” non popolano questo mondo. Siamo ad un salto di paradigma? Forse si e ne siamo contenti; è finita l’era del Superego e dell’individualismo rampante, è un modello che ha fallito sull’uomo e sulle imprese. Ora serve un cambio di pronome: dall’Io al NOI, passaggio che richiede una condivisione di radici e valori che attribuiscono un senso a quello che si fa e che trasformano un gruppo in una squadra, una perfomance buona in una eccellente. Di questa energia si parla, dell’energia del Noi che diventa Sinergia.
Nel contesto in cui viviamo - sociale, culturale e aziendale - è facile, direi scontato, trovare le ragioni per cui il rugby è una delle migliori metafore utilizzate e utilizzabili nel campo della formazione esperienziale. Qualcuno penserebbe: "semplice, perché in un mondo che cambia a velocità della luce servono idee e prodotti innovativi, e in contesti di crisi economica e finanziaria, come quello che viviamo, se non hai un prodotto di qualità e innovativo, soprattutto sulla formazione, sei fuori dal mercato".
Può darsi, anzi è un ragionamento che fila; ma andando oltre, di ragioni me ne vengono alla mente almeno altre otto: 
perché il rugby è una valida metafora di numerose situazioni aziendali, 
perché oltre ad essere uno sport è una filosofia di vita, 
perché la persona è al servizio della squadra, 
perché le regole del gioco anche in azienda, sono cambiate, 
perché conta per primo la squadra e i suoi valori , 
perché è uno sport duro che richiede disciplina e forti stimoli psicofisici, ma allo stesso tempo praticabile da tutti, 
perché è uno sport etico dove contano sempre prima le regole, 
perché richiede grande intelligenza, proponendo innumerevoli strategie e combinazioni che richiedono gioco di squadra, sacrificio, generosità fiducia in sé e negli altri.  
 Potrei aggiungere molto e molto altro, ma il corso bisogna viverlo non leggerlo.

Da uomo d’azienda vorrei  però sottoporre all’attenzione del lettore alcuni dati statistici  emersi da una recente  indagine eseguita su migliaia di grandi compagnie che riporta quanto segue:
solo il 37% di dipendenti afferma di capire cosa esattamente la sua azienda sta cercando di realizzare e perché;
solo 1 su 5  è entusiasta degli obiettivi del suo team;
solo 1 su 5  sostiene di avere una visione chiara delle sue responsabilità
solo il 15 % pensa che l’azienda gli permetta di raggiungere i suoi obiettivi personali;
solo il 15 %  ritiene di lavorare in un clima di totale fiducia
solo il 20% ha piena fiducia nell’organizzazione per cui lavora
solo il 13% ottiene relazione di lavoro con altri gruppi  o dipartimenti

Da uomo di rugby leggo questi dati in questo modo:
solo a tre giocatori su quindici importerebbe
solo tre giocatori su quindici saprebbero con esattezza in quale posizione giocare e cosa fare esattamente
tutti i giocatori tranne uno sarebbero in competizione con i compagni piuttosto che con gli avversari.

Per fortuna nel rugby non funziona cosi.

Da formatore  sono consapevole che c’è molto da lavorare e che la strada del rugby in azienda è una contaminazione vincente che aggiunge valore a tutti. 


English Version


In this post I have the pleasure of hosting Alfredo Spalletta:
Business manager and trainer, currently Marketing
Director at "Rugby con il cuore" and partner of Sports Without Borders. Inventor of the module Rugby Energy and Rugby Management, outdoor training through rugby, used in major Italian companies. He's also Old at Union Rugby Capitolina.
 

It's more frequently in the world of education and business, use the word "incentive" and "outdoor training" as identical concepts. Semantically speaking, as signifiers that represent the same meaning.As a trainer, and business man, I'm firmly convinced that the conceptual similarity is wrong, as well as misleading, because it creates false expectations for those who invest in training, no liability attaches to the relevant incentive programs, it penalize, and often trivializes, programs outdoor training. The same word "incentive" is used with many different meanings. The same term is used to define corporate compensation policies, sales promotion activities and some aspects of internal relations in corporate.In marketing: "incentive is a temporary distortion of the law of supply and demand, implemented by the management company to achieve a tactical objective."For the behavioral psychology: "incentive is that marketing activities related to improving productivity and quality of resources."Sociology of communication is spoken of a technique of communication in order to gain and maintain the consent and participation of opinion leaders in relation to business objectives or choices.From the participants' point of view, incentive is an extra premium that is offered for an extra-effort required.
The incentive, therefore, is temporary and is based on individual satisfaction
How many times do we hear from managers who commission projects outdoor training:"I would not want all this would lead to a nice picnic and nothing more...".The outdoor training at the base of which is the actione learning is much more because, quoting Lao Tzu:"if I hear I forget, if Isee I remember, if I do I learn". On the field as in life I have become increasingly convinced that there never will be learning without action and action without learning it. 

Rugby as innovative frontier of outdoor training comes from these assumptions: rugby as a metaphor, but not only. The rugby as action. The rugby as new energy, natural synthesis of psycho-physical equilibrium of human being which is based on relationship between the physical realm, the emotional sphere and relations. Person and group, person and team. Energy for the team and company, as a means but never as an end.
The "stars" don't populate the oval
world, and even fewer companies. 
We are at a paradigm shift? Maybe you and we are glad it is over the age of the Superego and rampant individualism, is a model that has failed in humans and businesses. Now we need a change of pronoun: Ego to US, a step that requires shared roots and values ​​that give meaning to what you do, turning a group into a team, a good performance in an excellent. Of this energy we speak about, energy that become Synergy.In the context in which we live - social, cultural and business - it's easy, I would assume, find out the reasons why rugby is one of the best metaphors and usable in experiential education field. Someone would think: "simple, because in a world that changes at lightning speed we need innovative ideas and products, and in a contexts of economic and financial crisis, like the one we live, if you don't have a quality and innovative product, especially on education, you're out of the market".
Perhaps, it is a right argument; but going beyond, read this list of reason:
because rugby is a good metaphor for many business situations,because it's a sport and a way of philosophy,because person serves the team,because the game's
rules have changed also in corporate,because team and its values are at the first place,because it is a tough sport that requires discipline and strong training, but at the same time enjoyed by everyone,because it is an ethical sport where the rules always count first,because it requires great intelligence, proposing strategies and countless combinations that require teamwork, sacrifice, generosity, faith in oneself and others.

 
I could add much and much more, but we must live it and not reading it.
As business man I would bring to the attention of the reader some statistics emerged from a recent survey conducted on thousands of large companies:only 37% of employees say they understand exactly what his company is trying to accomplish and why;only 1 in 5 is excited about his team's goals;only 1 in 5 claims to have a clear view of its responsibilitiesonly 15% think that the company will allow him to achieve his personal goals;only 15% feel they work in an atmosphere of total trustonly 20% had full confidence in the organization he works foronly 13% achieved a working relationship with other groups or departments
As a rugby man I read these data in this way:Only three out of fifteen players would careOnly three out of fifteen players would know exactly what position to play and what to do exactlyAll players except one would be in competition with their peers rather than with their opponents.
Fortunately
in rugby world it doesn't work like this. 

As a trainer I think that there is a lot of work and that the way of rugby in the company is a contamination that adds value to all.

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